Perù, la perla andina del Sudamerica
L'ho sognato e studiato per anni e finalmente, a settembre 2025, sono riuscita a realizzare il mio viaggio in questo magnifico Paese.
Il Perù è probabilmente una delle destinazioni più conosciute del Sud America e negli ultimi anni ha vissuto un importante sviluppo del turismo. Nonostante alcune delle sue mete più celebri siano ormai molto frequentate, il Paese conserva ancora un fascino incredibile: dai paesaggi andini ai siti archeologici millenari, dai piccoli villaggi alle tradizioni delle comunità locali, ogni angolo regala scenari e incontri difficili da dimenticare.
Noi abbiamo viaggiato per due settimane, zaino in spalla, concentrandoci soprattutto sulla zona andina del Paese. È stato un viaggio intenso, fatto di grandi altitudini, lunghi spostamenti e panorami spettacolari.
Questa è la mini guida del nostro viaggio.
Quando andare in Perù
Il Perù è un paese abbastanza vasto con un clima che varia molto a seconda della regione, passando dal clima tropicale della foresta amazzonica a quello alpino e arido delle Ande, fino al clima mite e desertico della costa del Pacifico.
Il periodo migliore per andare in Perù quindi dipende dalla regione:
Per le Ande e la zona amazzonica, il periodo ideale va da maggio a settembre, mesi che corrispondono all'inverno peruviano e alla stagione secca. In questo periodo le precipitazioni sono più rare, le giornate sono generalmente soleggiate e le condizioni sono perfette per il trekking e per visitare siti archeologici come Machu Picchu.
Per Lima e la costa il periodo migliore è invece durante l'estate australe, che va da dicembre a febbraio. In questi mesi le temperature sono più elevate, il cielo è spesso sereno e si possono apprezzare al meglio le località balneari.
In generale, per un primo viaggio in Perù, è consigliabile partire durante la stagione secca (maggio-settembre) poiché gran parte delle attrazioni più famose del Paese si trovano nella regione andina.
Noi abbiamo visitato il Perù a metà settembre e possiamo dire che è stata un'ottima scelta. Abbiamo trovato un clima piacevole e stabile, con giornate limpide ideali per le escursioni, evitando al tempo stesso l'affollamento dell'alta stagione di luglio e agosto. Anche i prezzi erano leggermente più contenuti, rendendo il viaggio ancora più piacevole.
Come arrivare e come spostarsi
Il modo più semplice e veloce per raggiungere il Perù dall'Italia è, naturalmente, l'aereo.
Il principale aeroporto internazionale del Perù è il Jorge Chávez (LIM) di Lima, il più grande e importante scalo aereo del paese, dove vi arrivano la maggior parte dei voli internazionali. Esistono anche altri aeroporti classificati come internazionali, come quelli di Cusco, Arequipa e Iquitos, ma nella pratica gestiscono quasi esclusivamente voli nazionali o collegamenti con pochi Paesi limitrofi.
Per cercare le tariffe migliori consiglio sempre di utilizzare Skyscanner, che permette di confrontare facilmente i prezzi tra diverse compagnie e date. In generale, ho notato che il Sud America è molto ben collegato con la Spagna grazie a Iberia, spesso in collaborazione con LATAM. Noi, ad esempio, siamo partiti da Bologna e abbiamo raggiunto Lima facendo uno scalo di qualche ora a Madrid.
I voli per il Perù possono essere piuttosto costosi, soprattutto se si viaggia durante l'alta stagione, tra giugno e agosto. Per questo motivo consiglio di prenotare con largo anticipo. Noi abbiamo acquistato i biglietti circa nove mesi prima della partenza, pagando 850 € a/r a persona con LATAM. Non è necessario muoversi con così tanto anticipo, ma iniziare a monitorare i prezzi diversi mesi prima permette spesso di trovare ottime offerte.
Spostamenti interni
Per quanto riguarda gli spostamenti interni, le possibilità sono diverse e dipendono molto dall'itinerario che avete in mente. Se la vostra idea è quella di concentrare il viaggio principalmente tra Cusco e Machu Picchu, potrebbe essere conveniente valutare un volo interno diretto da Lima a Cusco. Bisogna però tenere presente un aspetto molto importante: Cusco si trova a 3.399 metri di altitudine e arrivare direttamente in aereo senza un periodo di acclimatamento potrebbe aumentare il rischio di soffrire il mal di montagna (soroche). Per questo motivo, se possibile, è consigliabile prevedere qualche giorno di ambientamento prima di affrontare trekking o escursioni impegnative.
Il mezzo di trasporto più utilizzato dai viaggiatori per spostarsi tra le diverse regioni del Paese sono sicuramente i bus turistici. In Perù esistono numerose compagnie che offrono collegamenti sia diurni sia notturni a prezzi molto convenienti.
Noi personalmente ci siamo affidati a Cruz del Sur, leggermente più costosa ma caratterizzata da autobus molto confortevoli, con sedili reclinabili fino a 160°, e a Transzela, una compagnia più economica utilizzata anche dalla popolazione locale. Abbiamo sempre acquistato i biglietti il giorno precedente rispetto alla partenza, tramite i siti ufficiali o direttamente presso uno dei numerosi botteghini presenti nelle città. Se però viaggiate durante l'alta stagione, è consigliabile prenotare con un po' più di anticipo per evitare di trovare i posti esauriti.
Scegliendo di viaggiare in autobus dovrete però mettere in conto che le distanze in Perù sono enormi e alcuni tragitti possono essere davvero lunghi: non sono rare tratte di 10-12 ore, soprattutto considerando la conformazione montuosa del Paese e le strade spesso tortuose.
Un'altra alternativa è rappresentata dal treno, anche se questa soluzione non è disponibile per tutti gli spostamenti in Perù. Diventa però indispensabile per raggiungere Aguas Calientes, il piccolo paese situato ai piedi di Machu Picchu e punto di partenza per la visita al sito archeologico (ve ne parlo meglio qui).


Il nostro itinerario di due settimane
Lima
Essendo la porta d'accesso al paese, Lima non poteva che essere la prima tappa di questo viaggio. Siamo arrivati in aeroporto alle 6:00 del mattino. Di solito, appena arriviamo in una nuova destinazione, siamo abituati a prendere il primo mezzo disponibile e a muoverci in autonomia, ma in questo caso abbiamo preferito essere più prudenti. L'aeroporto di Lima, infatti, si trova in una zona della città non particolarmente consigliata ai turisti e, leggendo diverse esperienze online, avevamo trovato numerosi racconti di persone che si erano imbattute in autisti abusivi o truffatori che si spacciavano per taxi autorizzati. Per evitare qualsiasi problema, abbiamo quindi deciso di prenotare in anticipo un transfer tramite il nostro alloggio, che ci ha accompagnati direttamente in hotel per lasciare i bagagli e iniziare la visita della città.
Il nostro alloggio si trovava a Miraflores, uno dei quartieri più moderni, turistici e sicuri di Lima. La zona è ricca di ristoranti, negozi e locali, e si affaccia sull'Oceano Pacifico dall'alto delle imponenti scogliere che caratterizzano questa parte della città.
Abbiamo iniziato la giornata esplorando proprio Miraflores, passeggiando tra il Parque de 7 de Junio e il Parque de Kennedy, visitando la Parroquia La Virgen Milagrosa e il Municipio di Miraflores. Da qui abbiamo proseguito fino al suggestivo Parque del Amor, con le sue viste sull'oceano, per poi continuare lungo la passeggiata panoramica che costeggia la scogliera fino al Faro de la Marina, uno dei punti più piacevoli per ammirare il panorama sulla costa pacifica.
Verso l'ora di pranzo ci siamo spostati nel vicino quartiere di Barranco, famoso per la sua atmosfera bohémien, le case colorate e le numerose cevicherie. Qui abbiamo avuto il nostro primo assaggio della cucina peruviana, iniziando proprio da uno dei suoi piatti simbolo: il ceviche.
Dopo pranzo abbiamo continuato a esplorare Barranco con una passeggiata tra le sue strade caratteristiche, per poi tornare verso Miraflores e scendere finalmente fino alla spiaggia, dove abbiamo camminato lungo la costa ai piedi delle scogliere.
A questo punto, però, il jet lag e il cielo grigio della piovosa Lima hanno iniziato a farsi sentire. Siamo quindi rientrati in hotel per una doccia e un po' di meritato riposo.
Avevamo previsto soltanto una giornata a Lima perché, sinceramente, era la tappa che ci incuriosiva meno dell'intero viaggio in Perù, ma, se volete dedicarle più tempo, di Lima si può certamente esplorare il centro storico, con la splendida Plaza de Armas (presente in praticamente ogni città peruviana) e i numerosi musei che raccontano la storia del Paese.


Come spostarsi a Lima
Con oltre 10 milioni di abitanti, Lima è una delle metropoli più grandi del Sud America e spostarsi da una zona all'altra della città può rivelarsi piuttosto impegnativo, soprattutto a causa del traffico intenso.
Se il vostro itinerario prevede di rimanere principalmente nelle zone di Miraflores e Barranco, probabilmente non avrete bisogno di utilizzare mezzi di trasporto: i due quartieri sono infatti abbastanza vicini e si possono esplorare tranquillamente a piedi, godendosi la passeggiata lungo la costa.
Per spostamenti più lunghi, invece, una soluzione molto comoda ed economica è utilizzare Uber. Noi lo abbiamo scelto, ad esempio, per raggiungere la stazione degli autobus di Cruz del Sur e ci siamo trovati bene.
N.B. Il traffico di Lima è davvero folle! Non sottovalutatelo quando dovete raggiungere un luogo con un orario preciso. Per darvi un'idea, per percorrere appena 7 km durante l'ora di punta del mattino (intorno alle 7:00) abbiamo impiegato quasi un'ora.
Il consiglio è quindi quello di calcolare sempre molto più tempo rispetto alle stime di Google Maps, soprattutto nelle fasce orarie più trafficate. Noi, ad esempio, a un certo punto abbiamo preferito scendere dall'Uber e proseguire a piedi perché eravamo completamente bloccati nel traffico e rischiavamo di perdere il nostro autobus.
Penisola di Paracas e Isole Ballestas
Lasciata Lima, abbiamo proseguito il nostro viaggio verso sud prendendo un bus turistico della compagnia Cruz del Sur. Dopo circa quattro ore di viaggio siamo arrivati a Paracas, una piccola località costiera affacciata sull'Oceano Pacifico, punto di partenza ideale per esplorare la sua omonima riserva.
La riserva nazionale di Paracas si estende per 335.000 ettari ed è un luogo in cui il deserto incontra l'oceano Pacifico con panorami unici nel suo genere. Tra le scogliere, le spiagge e il deserto vivono numerose specie animali: nella zona sono state censite circa 200 specie di uccelli, oltre a diverse specie marine come leoni marini e persino i pinguini di Humboldt.
Arrivati a Paracas in tarda mattinata, abbiamo fatto il check in nel nostro alloggio e poi ci siamo diretti a pranzo in uno dei ristoranti lungo mare per assaggiare il buonissimo pesce fresco della zona.
Nel pomeriggio abbiamo noleggiato un mini dune buggy e, accompagnati dalla nostra guida, siamo partiti alla scoperta della Riserva Nazionale con un tour di circa tre ore. Il percorso ci ha permesso di attraversare i paesaggi più spettacolari della penisola, tra dune, scogliere e punti panoramici affacciati sull'oceano.
Se avete più tempo a disposizione, la riserva può essere visitata anche in autonomia: è possibile noleggiare una bicicletta o un motorino e percorrere i diversi sentieri con maggiore calma. L'ingresso alla Riserva Nazionale costa 11 soles e il biglietto può essere acquistato direttamente all'entrata.


La mattina seguente siamo partiti dal molo di El Chaco alla volta delle isole Ballestas. Ogni mattina partono numerosi tour organizzati, generalmente della durata di circa due ore, che permettono di navigare intorno alle isole e osservare da vicino la ricca fauna marina della zona.
Nella maggior parte dei casi il costo del tour non include la tassa di ingresso alle isole, che ammonta a circa 16 soles e può essere pagata direttamente al molo prima della partenza.
I tour più consigliati sono quelli con partenza intorno alle 8:00 del mattino: nelle prime ore della giornata il mare tende a essere più calmo e la luce migliore permette una maggiore visibilità, rendendo più piacevole l'esperienza e aumentando le possibilità di avvistamento degli animali. Esistono comunque partenze anche più tardi, generalmente alle 10:00 e alle 12:00.
Tutte le escursioni includono una guida, una sosta per ammirare il famoso Candelabro di Paracas (un enorme geoglifo inciso sulla sabbia della penisola, visibile dal mare) e il giro panoramico intorno alle isole. È importante sapere che non è possibile sbarcare sulle Isole Ballestas, sia per motivi di tutela ambientale sia perché ospitano un ecosistema molto delicato.
Noi siamo stati particolarmente fortunati: durante l'escursione siamo riusciti ad avvistare non solo numerosi leoni marini, ma addirittura anche alcuni pinguini di Humboldt.
Da Paracas, la maggior parte dei viaggiatori e dei tour organizzati prosegue verso sud facendo tappa prima a Ica, per visitare la famosa oasi di Huacachina, e poi a Nazca per sorvolare le misteriose linee tracciate nel deserto.
Noi abbiamo deciso di saltare entrambe le tappe per motivi molto personali. L'oasi di Huacachina, infatti, non ci attirava particolarmente: immaginavamo un luogo più selvaggio e autentico, mentre nella realtà si tratta di una piccola località costruita intorno all'oasi, con numerosi ristoranti, negozi, hotel e attività turistiche. Inoltre, il lago dell'oasi è alimentato artificialmente e questo ha contribuito a farci perdere un po' di interesse nei suoi confronti. Per quanto riguarda le Linee di Nazca, pur riconoscendo il loro enorme valore storico e il fascino legato al mistero della loro origine, non rappresentavano per noi una priorità del viaggio. Abbiamo quindi preferito dedicare più tempo ad altre zone del Perù che sentivamo più vicine ai nostri interessi e da Paracas abbiamo preso un bus diretto verso Arequipa.
Col senno di poi, forse questa non è stata una delle idee migliori che abbiamo avuto: il tragitto da Paracas ad Arequipa è durato ben 16 ore con la compagnia Cruz del Sur (che ci ha anche fornito snack e bibite, probabilmente mossi da compassione). In realtà il viaggio sarebbe dovuto durare circa 14 ore, ma alcuni imprevisti lungo il percorso hanno causato un ulteriore ritardo.
Se volete evitare una traversata così lunga, avete diverse alternative. Una possibilità è fermarsi a Nazca, che si trova a circa 4 ore da Paracas: in questo modo il successivo trasferimento verso Arequipa sarebbe di circa 10 ore, decisamente più gestibile.
Un'altra opzione sarebbe tornare a Lima da Paracas (circa 4 ore di viaggio) e prendere un volo interno per Arequipa. Sinceramente non l'abbiamo trovata una soluzione particolarmente conveniente, perché significherebbe fare un lungo ritorno verso nord per poi ridiscendere nuovamente verso sud.
Se invece non siete particolarmente interessati alla zona costiera e volete evitare molte ore di autobus, probabilmente la soluzione migliore è valutare direttamente un volo da Lima ad Arequipa, saltando questa parte.
Arequipa
Il nostro primo approccio con Arequipa è stato a dir poco traumatizzante. Siamo arrivati in città alle tre di notte a causa di un ritardo del bus e, una volta arrivati davanti all'alloggio prenotato, abbiamo scoperto che ci avevano trasferiti in un'altra struttura lì vicino, diversa da quella scelta.
Troppo stanchi anche solo per polemizzare, abbiamo seguito il ragazzo attraversando le strade della città nel cuore della notte, fino ad arrivare alla nostra sistemazione alternativa. Fortunatamente, quella che sembrava essere l'ennesima complicazione si è trasformata in una piacevole sorpresa: l'alloggio si è rivelato un grazioso ostello con una terrazza panoramica sul tetto da cui si poteva ammirare la città.
La mattina seguente ci siamo alzati con molta calma, recuperando un po' di energie dopo il lungo viaggio notturno. Il nostro alloggio si trovava in centro città, a due passi dal Monastero di Santa Catalina, da cui abbiamo iniziato la visita della città.
Il monastero è uno dei luoghi storicamente più significativi del paese, è un vero e proprio piccolo villaggio in centro città, con strade, edifici e piazze perfettamente conservati dall'epoca coloniale. Sicuramente vale la pena dedicargli una mezza mattinata per perdersi nelle sue vie tinte di rosso, visitare la cappella di San Francesco e il museo del convento.
Usciti dal monastero, ci siamo diretti verso l'immancabile Plaza de Armas e la sua imponente cattedrale, abbiamo passeggiato nelle vie dei negozi, cercato un bus per lo spostamento previsto per l'indomani e poi pranzato in un localino del centro.
Nel pomeriggio abbiamo attraversato il Ponte Grau e passeggiato all'interno del Parque del Alpaca, per poi raggiungere il suggestivo Mirador de Yanahuara e la sua caratteristica piazza. Da qui si apre una delle viste panoramiche più belle sulla città, con lo spettacolare El Misti sullo sfondo: il vulcano alto oltre 5.800 metri che domina Arequipa e rappresenta uno dei simboli della città.
Sulla strada del ritorno verso l'hotel abbiamo fatto un'ultima tappa al Mundo Alpaca, una piccola fattoria dedicata alla valorizzazione della lana di alpaca. Qui è possibile vedere da vicino alpaca e lama, scoprire il processo di lavorazione dei tessuti tradizionali e, per chi fosse interessato, acquistare capi realizzati con lana locale.
Da Arequipa al Colca Canyon attraverso il Paso de Patapampa
l Canyon del Colca è probabilmente una delle zone che più ho amato durante il nostro viaggio in Perù. Dopo aver visitato Arequipa, ci siamo diretti verso una delle aree naturali più spettacolari del Paese, caratterizzata da paesaggi andini mozzafiato, piccoli villaggi tradizionali e dalla possibilità di avvistare il maestoso condor delle Ande.
Da Arequipa partono moltissimi tour organizzati verso il Colca Canyon: le opzioni più comuni sono le escursioni in giornata, con partenza nel cuore della notte (generalmente intorno alle 3:00 del mattino), oppure i tour di due giorni con una notte inclusa e rientro ad Arequipa.
Noi però avevamo un'idea diversa: volevamo dedicare più tempo al Canyon, fermandoci per più di una notte, e soprattutto volevamo proseguire direttamente verso il Lago Titicaca senza dover tornare ad Arequipa. Per questo motivo abbiamo scelto una soluzione alternativa, ovvero un bus turistico diretto verso Chivay con la compagnia Nativa Express.
Questa è stata l'unica compagnia che ci ha permesso di acquistare solamente il trasferimento di andata, includendo anche diverse soste nei principali punti panoramici lungo il percorso.
La strada tra Arequipa e Chivay offre uno dei panorami più incredibili che abbiamo mai visto. Attraversando il cuore dell'altopiano andino sembra davvero di viaggiare sospesi tra cielo e terra, circondati da paesaggi immensi, vulcani e distese selvagge. Durante il tragitto è possibile scorgere lama, alpaca e vicuna in libertà e e fare alcune soste panoramiche per ammirare il paesaggio o bere il tradizionale mate de coca, spesso utilizzato dai viaggiatori per alleviare i primi sintomi legati all'altitudine. Infatti, la strada raggiunge quote molto elevate e il punto più alto è il Paso de Patapampa, situato a ben 4.910 metri sul livello del mare. Qui si trova il Mirador de los Andes, da cui si gode di una vista spettacolare sulle principali vette della zona, tra cui il Misti (5.822 m), il Chachani (6.075 m), l'Ampato (6.310 m) e il vulcano Sabancaya (5.976 m), ancora oggi attivo. Proprio per l'altitudine, i bus turistici prevedono diverse fermate lungo il percorso per permettere un graduale acclimatamento. Tra queste, una delle più belle è la Riserva Nazionale Salinas y Aguada Blanca, dove si possono ammirare paesaggi incredibili. Se iniziate a soffrire di mal di montagna con sintomi come mal di testa o nausea, il consiglio è di non forzarvi e di non scendere dal bus se non volete peggiorare drasticamente la vostra situazione (parlo per esperienza diretta:) ). Fortunatamente, una volta superato il punto più alto e iniziata la discesa verso Chivay, i sintomi tendono a migliorare rapidamente.


Una volta arrivati a Chivay, abbiamo pranzato, effettuato il check-in nel nostro alloggio e ci siamo diretti alle Aguas Termales de La Calera, situate a circa 3 km dal centro del paese. Per raggiungerle abbiamo preso un taxi da Plaza de Armas, con una spesa di soli 10 soles a persona.
Le terme sono semplici ma molto piacevoli e rappresentano il luogo ideale per rilassarsi dopo una giornata trascorsa tra escursioni e lunghi spostamenti. Il complesso ospita cinque piscine di acqua termale naturale, mantenute a una temperatura di circa 38 °C; durante la nostra visita, però, soltanto due erano aperte al pubblico.
In loco è possibile noleggiare gli asciugamani e sono disponibili armadietti dove riporre i propri effetti personali. Le vasche erano molto pulite e le piscine erano frequentate quasi esclusivamente da abitanti della zona, rendendo l'esperienza ancora più genuina e rilassante.
L'indomani abbiamo organizzato un'escursione con un driver privato, che ci ha accompagnato dapprima al Mirador Cruz del Condor, il punto panoramico più celebre della valle, per poi proseguire lungo la strada fino a Cabanaconde, un piccolo paese autentico e lontano dai circuiti del turismo di massa, dove il tempo sembra essersi fermato e persino i bancomat sono assenti. Da qui abbiamo raggiunto anche il Mirador de San Miguel, da cui si gode di un'ulteriore prospettiva spettacolare sul Canyon del Colca.
Rientrati a Chivay per pranzo, nel pomeriggio abbiamo esplorato a piedi il tranquillo villaggio di Yanque, camminando tra paesaggi andini fino a raggiungere il sito archeologico di Uyo Uyo e la suggestiva Catarata de Caryacuyo, una piacevole cascata immersa nella natura che ha concluso la nostra giornata.
La mattina seguente è arrivato il momento di salutare questa meravigliosa valle e partire alla volta di Puno, la nostra tappa successiva.
La maggior parte dei viaggiatori trascorre una sola notte nel Colca Canyon per poi rientrare ad Arequipa, oppure visita la valle con una semplice escursione in giornata. Noi, invece, abbiamo scelto di fermarci due notti, concedendoci il tempo di esplorare i suoi paesaggi con calma e senza la frenesia di dover correre da un luogo all'altro. È una decisione che prenderemmo di nuovo senza alcun dubbio: avere un giorno in più ci ha permesso di apprezzare l'autenticità dei piccoli villaggi, la tranquillità della valle e i suoi panorami spettacolari.
C'è anche un altro vantaggio da non sottovalutare: la valle si trova a circa 3.600 metri di altitudine e si è rivelata un'ottima tappa di acclimatamento prima di raggiungere il Lago Titicaca, situato ancora più in alto. Per noi è stato un passaggio graduale che ha reso molto più piacevole il proseguimento del viaggio.
Scegliere di raggiungere Puno direttamente da Chivay, senza tornare ad Arequipa, può risultare leggermente più costoso, ma permette di risparmiare diverse ore di viaggio tra le strade andine, rendendo gli spostamenti molto più efficienti.
Noi abbiamo viaggiato con il bus turistico Nativa Express, che parte direttamente dalla Plaza de Armas di Chivay. È prevista una sola corsa giornaliera, con partenza alle 13:30. Durante il tragitto vengono effettuate alcune soste panoramiche e la guida a bordo ci ha fornito numerosi consigli utili per organizzare al meglio la visita della zona del Lago Titicaca, trasformando anche il trasferimento in un'esperienza piacevole.
Da Puno il nostro viaggio è proseguito verso Cuzco, una delle tappe più attese del nostro itinerario. Il modo più utilizzato per percorrere questa tratta è ancora una volta il bus turistico: la maggior parte delle compagnie propone infatti partenze serali con arrivo durante la notte, una soluzione scelta da molti viaggiatori per ottimizzare i tempi.
Noi, invece, abbiamo preferito viaggiare di giorno e siamo partiti la mattina presto con Transzela, arrivando a Cuzco nel primo pomeriggio. Il tragitto dura circa 7-8 ore, ma il tempo passa velocemente grazie ai paesaggi incredibili che accompagnano il percorso: chilometri di altipiani andini, piccoli villaggi e montagne che rendono anche lo spostamento un'esperienza parte integrante del viaggio.
Puno, il lago Tititaca e la penisola Capachica
Il Lago Titicaca è una delle mete più iconiche e visitate del Perù, ma anche una delle più turistiche. La sua attrazione principale sono le celebri isole Uros, isole galleggianti costruite interamente con la totora, una canna acquatica che cresce lungo le rive e sui fondali poco profondi del lago.
Per visitarle è necessario acquistare un biglietto d'ingresso e raggiungerle con uno dei traghetti che partono dal porto di Puno. Le imbarcazioni effettuano corse frequenti, generalmente almeno una ogni ora tra le 6:00 e le 16:00, partendo una volta raggiunto un numero sufficiente di passeggeri.
Oltre alle isole Uros, le destinazioni più conosciute del lago sono Taquile e Amantaní, entrambe raggiungibili sempre in traghetto. Tutte le imbarcazioni dirette verso queste isole fanno una sosta alle Uros, per cui è comunque necessario pagare il relativo biglietto d'ingresso. Le partenze sono piuttosto limitate: generalmente una al mattino, alle 7:35 per Taquile e alle 8:30 per Amantaní, mentre il rientro è previsto nel primo pomeriggio (alle 14:35 da Taquile e intorno alle 16:00 da Amantaní). Gli orari possono però subire variazioni, quindi è sempre consigliabile verificarli direttamente al porto di Puno o con il personale di bordo prima di sbarcare.
La nostra idea iniziale era quella di prendere il traghetto per Taquile, facendo una sosta lungo il tragitto alle isole Uros, trascorrere la giornata sull'isola, pernottare in un Airbnb e rientrare a Puno con il traghetto del pomeriggio seguente.
Già da alcuni giorni, però, parlando con altri viaggiatori incontrati lungo il percorso, avevamo iniziato ad avere qualche dubbio: ci era sembrato che sia le isole Uros sia Taquile fossero ormai esperienze fortemente orientate al turismo e che l'atmosfera autentica che un tempo le caratterizzava si fosse in parte persa. Ci era stato anche raccontato che diverse famiglie delle Uros non vivrebbero più stabilmente sulle isole, ma che vi si recherebbero principalmente durante il giorno per accogliere i visitatori.
Quando, durante il viaggio in bus da Chivay a Puno, abbiamo scoperto che la nostra guida era un ragazzo del posto, ne abbiamo approfittato subito per chiedergli un consiglio sulla penisola di Capachica. La sua reazione è stata molto positiva: ci è sembrato sinceramente entusiasta all'idea che scegliessimo quella zona, meno conosciuta ma, a suo dire, molto più autentica.
Alla fine abbiamo deciso di seguire il nostro istinto e soprattutto il suo consiglio, stravolgendo completamente il nostro itinerario. Abbiamo scelto di esplorare la penisola di Capachica, una destinazione ancora lontana dai principali circuiti turistici, che si è rivelata una delle sorprese più belle del nostro viaggio.
Siamo arrivati a Puno intorno alle 19:00, abbiamo raggiunto quello che sarebbe stato il nostro hotel per le successive due notti vicino a Plaza de Armas e, dopo esserci sistemati, siamo usciti alla ricerca di un posto dove cenare. Puno è una città piuttosto grande e, nei dintorni della piazza principale, si trovano numerosi ristoranti dove vale la pena fermarsi per assaggiare la cucina locale. Un consiglio: se avete già un'idea di dove andare, meglio prenotare in anticipo, perché i locali più apprezzati tendono a riempirsi velocemente, soprattutto la sera.
La mattina seguente siamo partiti alla volta della penisola di Capachica. Per raggiungerla, l'unica soluzione è affidarsi ai colectivos, i piccoli minibus utilizzati quotidianamente dalla popolazione locale. A Puno partono dall'incrocio tra Av. Costanera e Jr. Lampa (Jr. Lampa 810, Puno 21001, Perù). Le corse sono frequenti, circa una ogni ora, ma i mezzi partono soltanto quando sono pieni.
Sui colectivos si paga esclusivamente in contanti: vi consigliamo quindi di avere con voi banconote di piccolo taglio, perché spesso gli autisti non dispongono del resto.
Il viaggio fino alla penisola di Capachica dura circa un'ora. Una volta arrivati, abbiamo cambiato mezzo e preso un secondo colectivo diretto verso Llachon, il piccolo villaggio situato all'estremità meridionale della penisola.
Arrivare a Llachon è stato come fare un salto indietro nel tempo. Il paese è tranquillo, quasi sospeso, con pochissime automobili e pochissime persone per le strade. Alla fermata finale eravamo praticamente solo noi e una simpatica signora appena rientrata dal mercato mattutino di Capachica.
Da qui abbiamo iniziato una camminata in direzione dell'Arco di Llachon, una piacevole escursione panoramica che attraversa piccoli villaggi, campi coltivati e paesaggi rurali dove la vita quotidiana scorre ancora secondo ritmi antichi. Per la maggior parte del percorso siamo stati completamente soli, accompagnati soltanto dal silenzio della penisola e dagli incredibili panorami sul Lago Titicaca.
La camminata fino all'arco e successivamente al Centro Cerimonial Inka Carus non è particolarmente lunga né impegnativa dal punto di vista tecnico, ma non bisogna dimenticare l'altitudine: ci troviamo a quasi 4.000 metri sul livello del mare, e qui anche una semplice salita o una camminata tranquilla possono farsi sentire molto più del previsto. Procedere lentamente e prendersi il proprio tempo è fondamentale, ma la fatica viene ampiamente ripagata dalla bellezza e dalla tranquillità di questo luogo.
Da Llachon siamo poi rientrati verso Capachica. Il nostro programma iniziale prevedeva di visitare anche Chifron, un piccolo villaggio abitato da appena 24 persone, ma la fatica dell'altitudine ha iniziato a farsi sentire e abbiamo preferito rallentare. Dopo aver pranzato al mercato locale di Capachica, abbiamo quindi preso il primo colectivo disponibile per tornare a Puno.
Gli orari dei colectivos non sono sempre facilmente reperibili e possono variare in base alla giornata. In linea generale, l'ultimo mezzo da Capachica verso Puno dovrebbe partire tra le 15:00 e le 16:00, ma il consiglio migliore è chiedere direttamente agli abitanti del posto, che sapranno indicarvi gli orari aggiornati.
Se invece avete più tempo a disposizione, vale sicuramente la pena valutare di trascorrere una notte sulla penisola di Capachica. Scegliere di dormire presso le famiglie locali non è soltanto un modo per vivere un'esperienza più autentica, ma rappresenta anche una scelta di turismo responsabile ed etico: soggiornando nelle loro abitazioni si contribuisce direttamente all'economia delle comunità del lago, permettendo alle famiglie di beneficiare del turismo senza dover trasformare i propri luoghi in attrazioni esclusivamente dedicate ai visitatori. L'unica possibilità di soggiorno è infatti rappresentata dalle case private: le famiglie locali hanno adattato o costruito semplici camere all'interno delle proprie abitazioni per accogliere i viaggiatori. Deve essere un'esperienza davvero unica, un'occasione per entrare in contatto con la quotidianità delle comunità della penisola, condividere i loro ritmi di vita e scoprire un lato del Perù ancora lontano dal turismo di massa. Per maggiori informazioni sulle possibilità di soggiorno e sulle attività nella penisola potete consultare il sito: https://turismocapachica.wordpress.com
Cuzco
Oltre ad essere una città straordinaria, Cuzco rappresenta anche il punto di partenza ideale per esplorare alcune delle meraviglie nei suoi dintorni. Da qui partono infatti numerose escursioni giornaliere verso le principali attrazioni della zona, tra cui Vinicunca, Palcoyo, Ollantaytambo e la Valle Sacra, oltre ai collegamenti organizzati per raggiungere Machu Picchu.
Noi abbiamo scelto di utilizzare Cuzco come base soltanto per l'escursione in giornata alle montagne arcobaleno, mentre per le altre destinazioni abbiamo preferito soggiornare direttamente in loco. Questa scelta ci ha permesso di vivere quei luoghi con più calma, godendoci maggiormente l'atmosfera dei piccoli paesi e delle valli circostanti.
Cuzco è probabilmente la città più visitata del Perù e anche una delle più affascinanti. Antica capitale dell'Impero Inca, conserva ancora oggi un'atmosfera unica, dove il passato si intreccia continuamente con la vita quotidiana: mura inca perfettamente conservate, edifici coloniali, strade acciottolate e tradizioni secolari convivono in un equilibrio sorprendente.
Abbiamo trascorso tre notti in questa splendida città e, fin dal primo momento, ne siamo rimasti completamente conquistati.
Il primo giorno lo abbiamo dedicato alla scoperta di Cuzco, iniziando dalle imponenti rovine di Saqsaywaman, un sito archeologico straordinario situato sulle colline sopra la città. Oltre al fascino delle sue enormi pietre perfettamente incastrate, da qui si gode anche di una vista spettacolare sull'intera Cuzco, che si estende nella valle sottostante.
Dopo aver dedicato qualche ora alla visita del sito, siamo scesi verso il centro percorrendo Tandapata, una delle vie più caratteristiche della città. Questa antica strada acciottolata segue il tracciato inca ed è attraversata da canali di irrigazione risalenti a quell'epoca, antiche scalinate e muri in pietra decorati che raccontano la storia millenaria di questo luogo.
Abbiamo passeggiato senza una meta precisa, lasciandoci guidare dalle stradine di questa zona fino ad arrivare a Plaza San Blas, il cuore più bohémien e artistico di Cuzco, caratterizzato da botteghe artigiane, piccoli locali e un'atmosfera più tranquilla rispetto ad altre zone della città.
Abbiamo pranzato proprio in questa zona e poi abbiamo proseguito la nostra passeggiata verso Plaza de Armas, nei pressi della quale ne abbiamo approfittato anche per dedicarci un po' allo shopping.
Le montagne arcobaleno peruviane sono uno dei fenomeni naturali più sorprendenti del Paese: formazioni rocciose dai colori incredibili, dovuti alla presenza di diversi minerali nel terreno che, depositandosi nel corso di milioni di anni, hanno creato queste caratteristiche striature multicolore.
In Perù esistono tre principali montagne arcobaleno: Vinicunca, Palcoyo e Pallay Punchu, quest'ultima, scoperta più recentemente, è ancora poco frequentata, con un numero limitato di escursioni organizzate.
La più famosa e fotografata è sicuramente Vinicunca, conosciuta anche come Rainbow Mountain. Si trova a circa 100 km da Cuzco, raggiunge un'altitudine di circa 5.200 metri e per arrivarci è necessario affrontare un trekking di circa 2-3 ore. La sua fama, però, ha portato anche un notevole aumento dei visitatori: si stima che ogni giorno siano circa 1.000 le persone che raggiungono la montagna, rendendo il luogo spesso molto affollato, soprattutto in alta stagione.
Proprio per questo motivo abbiamo deciso di visitare Palcoyo, una scelta che si è rivelata assolutamente azzeccata e che rifaremmo senza dubbi. Anche questa montagna si trova a circa un centinaio di chilometri da Cuzco, ma offre un'esperienza molto più tranquilla: lungo il percorso è possibile ammirare ben tre montagne colorate e godersi il paesaggio senza dover fare la fila per una foto o condividere continuamente il sentiero con grandi gruppi di visitatori.
Per raggiungere Palcoyo abbiamo partecipato a un'escursione organizzata, consigliataci direttamente dal nostro hotel a Cuzco, con partenza alle 3:30 del mattino. Il viaggio in minibus dura circa 3 ore, con una sosta lungo il percorso per fare colazione. La strada verso le montagne è già di per sé uno spettacolo: attraversare gli altipiani andini, osservare le vallate immense e i piccoli villaggi immersi in questo paesaggio surreale è stata un'esperienza indimenticabile. Credo siano stati alcuni dei panorami più incredibili mai visti durante un viaggio.
Una volta arrivati alla base della montagna, l'altitudine si fa immediatamente sentire: ci troviamo a circa 4.800 metri sul livello del mare. Il trekking per raggiungere il punto panoramico è breve e relativamente semplice, ma camminare a questa quota richiede comunque pazienza e un ritmo lento. La fatica comunque è senz'altro ripagata dal panorama unico che accompagna l'intero percorso.
Una volta concluso il trekking, solitamente le escursioni includono il pranzo e il rientro verso Cuzco è previsto nel pomeriggio.


La montagna arcobaleno di Palcoyo
Terminata la visita, che nel nostro caso è durata circa due ore e mezza, abbiamo ripreso il bus per tornare ad Aguas Calientes. Qui ci siamo concessi una meritata colazione prima di recuperare i bagagli e raggiungere la stazione ferroviaria. Poco dopo siamo saliti sul treno diretto a Ollantaytambo, salutando uno dei luoghi più affascinanti e iconici dell'intero Perù.






Aguas Calientes e Machu Picchu
Aguas Calientes è una piccola cittadina incastonata in una stretta gola ai piedi delle antiche rovine di Machu Picchu. Nonostante la posizione suggestiva, il paese vive quasi esclusivamente di turismo: è ricco di hotel, ristoranti e negozi di souvenir, ma l'atmosfera risulta piuttosto caotica, tra commercianti che cercano continuamente di attirare l'attenzione dei visitatori ed edifici dall'aspetto incompiuto.
Esistono tre modi per raggiungere Aguas Calientes. Il primo è percorrere il celebre Inca Trail, un trekking di quattro giorni che rappresenta un'esperienza unica per gli amanti dell'escursionismo. Il secondo è il treno che attraversa la Valle Sacra, l'opzione più comoda e utilizzata. Infine, c'è il percorso via Hidroeléctrica, raggiungibile in bus o in treno fino a Santa Teresa: da qui occorre camminare per circa 12 km lungo la ferrovia fino ad Aguas Calientes, anche se è possibile coprire gli ultimi chilometri in taxi.
Per quanto riguarda il treno, le compagnie che operano la tratta tra Ollantaytambo e Aguas Calientes sono solamente due: PeruRail e Inca Rail. Noi abbiamo scelto Inca Rail, che offriva un servizio combinato con bus da Cuzco a Ollantaytambo. I prezzi sono decisamente elevati e i posti si esauriscono rapidamente, soprattutto in alta stagione, quindi il consiglio è di prenotare con largo anticipo.
Noi abbiamo preferito raggiungere direttamente Aguas Calientes da Cuzco, rimandando la visita della Valle Sacra al viaggio di ritorno. La scelta è stata dettata dal desiderio di trascorrere una notte ai piedi di Machu Picchu per poter visitare una delle sette meraviglie del mondo alle prime luci dell'alba. Avevamo infatti prenotato l'ingresso delle 6:00 del mattino e, con il senno di poi, è stata una delle decisioni migliori dell'intero viaggio. Se avete tempi più stretti, è comunque possibile visitare Machu Picchu in giornata partendo da Cuzco o da Ollantaytambo.
Dopo l'ultima notte trascorsa a Cuzco ci siamo quindi diretti al punto di ritrovo di Inca Rail, dove, insieme a decine di altri viaggiatori, siamo saliti sul bus diretto a Ollantaytambo. Il tragitto dura circa due ore e prevede alcune soste nei punti panoramici lungo la strada. Una volta arrivati alla stazione, si viene immediatamente travolti dalla folla e dal continuo via vai di turisti, ma il caos dura poco: di lì a poco siamo saliti sul treno che, procedendo lentamente tra le montagne e seguendo il corso del fiume Urubamba, ci ha accompagnati ad Aguas Calientes in circa un'ora e mezza.






Una volta arrivati ad Aguas Calientes, abbiamo fatto il check-in nel nostro alloggio e siamo usciti per pranzare in uno dei tanti ristoranti del paese. Nel pomeriggio ci siamo diretti alla stazione dei bus, dove è possibile acquistare i biglietti per le navette che conducono a Machu Picchu in circa 25 minuti.
I biglietti non sono associati a un orario preciso: è sufficiente presentarsi alla stazione circa due ore prima dell'orario di ingresso indicato sul proprio biglietto per il sito archeologico e attendere il proprio turno in fila. Possono essere acquistati anche il giorno stesso della visita.
Successivamente abbiamo raggiunto i bagni termali di Aguas Calientes. Personalmente non mi sento di consigliarli: li abbiamo trovati molto affollati e l'acqua non era particolarmente pulita. Se durante il vostro viaggio avete la possibilità di fermarvi a Chivay, le terme della Calera sono decisamente superiori. Dopo la visita alle terme abbiamo proseguito a piedi fino alla cascata di Aguas Calientes, una passeggiata piacevole, anche se la destinazione finale non è nulla di particolarmente memorabile.
La sera siamo rientrati presto in hotel visto che il giorno dopo ci avrebbe aspettato un'alzataccia.
I primi autobus partono alle 5:30 del mattino. Noi siamo arrivati alla fermata intorno alle 5:00 e la fila era già piuttosto lunga. Tuttavia, i bus sono numerosissimi e le partenze sono molto frequenti, quindi l'attesa scorre più velocemente di quanto sembri.
Una volta arrivati all'ingresso del sito archeologico, l'accesso è suddiviso in base al circuito indicato sul biglietto acquistato. Esistono diversi itinerari, tutti spiegati in modo molto chiaro sul sito ufficiale https://www.machupicchu.gob.pe/circuits-and-routes/?lang=en
Già salendo i primi gradini verso la terrazza panoramica siamo stati travolti da una sensazione difficile da descrivere. Il sole stava appena iniziando a illuminare le montagne, mentre il sito era ancora avvolto dalle nuvole del mattino. L'atmosfera era quasi irreale, sospesa nel tempo, e ci ha regalato uno di quei momenti che difficilmente dimenticheremo.
Dopo le immancabili foto panoramiche, ci siamo addentrati tra le rovine per esplorare l'antica cittadella. Passeggiando tra templi, terrazze agricole e antichi edifici in pietra, circondati dalle imponenti vette andine, si riesce a comprendere ancora meglio il fascino e il mistero che avvolgono Machu Picchu.
Alla fine del tour ci siamo fatti accompagnare in aeroporto di Cuzco, dove ci aspettava il volo interno per Lima e ahimè il rientro a casa. Come ad ogni fine di un nostro viaggio arriva il momento delle conclusioni e delle considerazioni sul paese appena visitato.
Il Perù è una destinazione che lascia il segno. È un Paese capace di regalare alcuni dei paesaggi più spettacolari che abbiamo mai visto: dalle cime delle Ande alle profonde gole del Colca Canyon, dai colori delle montagne arcobaleno fino all'inconfondibile silhouette di Machu Picchu. Ogni tappa offre scenari diversi tra loro, ma accomunati da una bellezza autentica e difficile da dimenticare.
Anche la cucina è stata una piacevole scoperta. Piatti come il cheviche, la zuppa andina, la carne di alpaca e l'ajì de gallina hanno reso ogni pasto un'occasione per conoscere meglio la cultura locale, dimostrando quanto la gastronomia peruviana meriti la fama che si è conquistata negli ultimi anni.
Non è però un viaggio da sottovalutare. Le grandi distanze, le numerose ore trascorse su autobus, treni e aerei e il continuo alternarsi di altitudini diverse lo rendono piuttosto impegnativo. Per molti viaggiatori, noi compresi, l'altitudine può rappresentare una difficoltà concreta: anche procedendo con gradualità, qualche sintomo del mal di montagna è quasi inevitabile e può rallentare il ritmo del viaggio.
Nonostante questo, se tornassi indietro rifarei ogni singolo chilometro. Perché il Perù non è una destinazione da vivere di fretta: è un Paese che richiede tempo, energia e un pizzico di spirito di adattamento, ma ripaga ogni fatica con emozioni che difficilmente si dimenticano. È uno di quei viaggi che, una volta tornati a casa, continuano a riaffiorare nei ricordi e ti fanno venire voglia, prima o poi, di tornare a esplorare ciò che ancora non hai visto.
Tupananchiskama Perù!
Ollantaytambo e la Valle Sacra
Sopraffatti dalla visita a Machu Picchu, siamo arrivati a Ollantaytambo con aspettative piuttosto basse e forse è stato proprio questo a renderci ancora più piacevolmente sorpresi da questa incantevole cittadina.
Dominato dalle imponenti rovine inca che si ergono ai lati della valle, il borgo rappresenta uno dei migliori esempi di pianificazione urbanistica inca ancora oggi perfettamente conservati. Passeggiando tra le sue strette vie acciottolate, attraversate dagli antichi canali d'acqua ancora in funzione, si ha davvero la sensazione di fare un salto indietro nel tempo.
Con il passare delle ore e il progressivo diradarsi dei gruppi organizzati, Ollantaytambo mostra il suo volto più autentico. Le stradine si svuotano, l'atmosfera diventa tranquilla e il paese si trasforma in un piccolo gioiello da vivere con calma. È uno di quei luoghi dove il piacere non sta tanto nel seguire un itinerario, quanto nel lasciarsi guidare dalla curiosità, perdendosi tra vicoli, piazzette e scorci suggestivi.
Qui abbiamo riscoperto il fascino del viaggio lento, dedicando un'intera giornata – e una notte – semplicemente ad assaporare l'atmosfera del paese. Come se non bastasse, abbiamo avuto anche la fortuna di assistere a un matrimonio, un momento spontaneo e autentico che ci ha permesso di osservare da vicino uno spaccato della vita quotidiana locale e che ha reso il nostro soggiorno ancora più speciale.
Il giorno seguente abbiamo lasciato Ollantaytambo per esplorare la Valle Sacra. Tramite il nostro alloggio avevamo prenotato un driver privato, una soluzione che si è rivelata molto comoda per visitare le principali attrazioni della zona con i propri tempi.
La prima tappa è stata il tranquillo villaggio di Maras, seguito dal vicino sito archeologico di Moray. Questo complesso, costituito da una serie di terrazze concentriche a forma di anfiteatro, veniva probabilmente utilizzato dagli Inca come laboratorio agricolo per sperimentare la coltivazione di diverse specie in condizioni climatiche differenti.
Da qui abbiamo proseguito verso le spettacolari Salineras de Maras, migliaia di vasche di evaporazione adagiate sul fianco della montagna e utilizzate fin dall'epoca inca per l'estrazione del sale. È uno dei paesaggi più particolari della Valle Sacra e merita sicuramente una visita.
Per pranzo ci siamo fermati a Chinchero. Prima di mangiare, il nostro driver ci ha accompagnato in un centro tessile quechua, dove alcune artigiane mostrano l'intero processo di lavorazione della lana di alpaca: dalla filatura ai metodi tradizionali di tintura, ottenuti esclusivamente con ingredienti naturali.
Personalmente questa è stata l'unica esperienza della giornata che non mi è piaciuta. Il nostro autista ha insistito parecchio perché ci fermassimo proprio in questo centro e l'ho trovato un luogo molto orientato al turismo, dove, al termine della dimostrazione, viene esercitata una certa pressione affinché i visitatori acquistino i prodotti esposti. La dimostrazione è interessante, ma l'atmosfera commerciale ha finito per togliere autenticità all'esperienza.
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